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PENSIERI LIBERI POST SFILATA


Non voglio spendere tante parole in questo post. Non sono molto brava ad usarle per descrivere eventi che, mentre li stai vivendo, appaiono frenetici perché coinvolgono il piano sensoriale ed emotivo, né mi sembra che abbia molto senso farlo. Preferisco lasciarvi qualche immagine, anche se non sono quelle ufficiali -non le ho nemmeno editate, per dire-.
Su due aspetti voglio fermarmi a riflettere, quelli che mi hanno colpita di più, quelli a cui ho continuato a pensare in questi giorni post-sfilata.
Il primo è inerente alle allieve modelle. Per descrivere l'atmosfera che pervadeva il backstage mi avvalgo di una citazione, non mi ricordo di chi, mi si perdoni, che parla del teatro: "Il teatro è un luogo dove si gioca a fare sul serio". Tutte le ragazze, che sfilavano con i loro vestiti, sui quali hanno passato ore di fatica e concentrazione, avevano un atteggiamento denso, fatto di leggerezza e impegno. Come quello dei bambini, che quando giocano lo fanno sempre seriamente, quasi fosse una questione di vita o di morte.
Il secondo, che ha continuato -e continua- ad accompagnarmi, è la sensazione fisica della presenza di Rosetta: anche da seduta, con un aspetto fragile, emanava potenza e sicurezza. Potevo percepire il suo orgoglio e la sua soddisfazione diradarsi da dietro gli occhiali scuri e abbracciare la passerella e tutte le ragazze. 
Nei suoi 67 anni di attività (poi, un giorno, ve la racconterò per bene questa storia), a quante persone avrà dispensato la sua esperienza e le sue capacità? Quante sarte, modelliste, amanti del cucito avrà formato? Quante pinces, cinturini, drappeggi, punti molli, colletti, bottoni, orli, avranno toccato le sue mani? I numeri a volte contano davvero, e mi assale una vertigine mentre tento di dare un numero alle sue azioni.

In un mondo che è sempre di più di quelli che si improvvisano; di quelli che sono "grandi esperti" di una disciplina solo per averla sfiorata; di quelli per cui "fatica e impegno" è muoversi su un taxi facendo i prezzemolini alle settimane della moda; di quelli che sono magistrali venditori di fumo; quella piccola presenza, con la sua straordinaria mise, è la persona, che io conosco, che più si avvicina all'idea del sapere. Per me incarna il concetto aleatorio del "potere della conoscenza". 
È indiscusso che io mi senta una privilegiata ad avere la fortuna di essere, in un certo senso, una sua "collaboratrice". 
Di lei si può davvero dire che sia un'emineza grigia. E questo dono, che non so chi, non so cosa, mi ha fatto, è impagabile.

A nome di tutti, perché l'atmosfera era realmente pervasa dal senso di gratitudine, grazie Rosetta.

E poi grazie a Sara, ovviamente, che spesso non si rende conto del tesoro di cui è legittima erede -e non per sola discendenza, ma per l'impegno e la dedizione con cui porta avanti i valori della scuola fondata da Rosetta 67 anni fa- annebbiata, semplicemente per cose pratiche della vita, dal fatuo successo dei venditori di fumo.


P.S: E grazie anche a Cristiana Crisafi, allieva genovese, per aver scattato gran parte delle foto: quelle a fuoco, per intendersi!



























2 commenti:

  1. Le foto son bellissime, le tue parole son bellissime, Sara è bellissima. Mi sarebbe piaciuto esserci, tutto qui, ma grazie a questo post mi sento più vicina a voi in quel giorno.

    Un bacio

    Ila

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    Risposte
    1. Ci saranno altre occasioni, prima di quello che immagini!

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