Il Blog continua su Vezza.maison


RIPARTO DA QUI




Come avrete notato il blog è fermo da diverso tempo: ho il classico "bloggo" dello scrittore.
In questo caso non è la sola pigrizia, o la mancanza di idee e ispirazioni, a frenarmi. Ciò che mi crea confusione, e impedisce ai miei post di venire alla luce, è il non riuscire trovare una collocazione nel panorama dei fashion-blog.

Essendo legato alla scuola non può essere un blog di opinioni; polemica e caustica come sono farei scappare le mie possibili allieve.
Non vogliamo che sia un blog in cui facciamo dei tutorial con i segreti del nostro mestiere, o, almeno, potrebbero esserci contenuti simili ma limitati ad episodi sporadici.
Evidentemente non può essere un blog di outfit.
E neppure un blog di contenuto scientifico sulla moda; parliamoci chiaro: la maggior parte delle persone che segue i blog ha voglia di leggere di te e della tua vita, del tuo contributo personale alle cose, e non di pipponi estetici (uno ogni tanto ci sta, ma non si manda avanti questo tipo di blog con quelli).
Non può essere un blog di cucito, come quelli di cucito che mi piacciono, in cui io mostro i miei lavori, perché si presume che sia il blog di una scuola di moda e le mie creazioni non sono assolutamente professionali.

Quindi?
Per circa due mesi ho smesso di scrivere, rimuginando, e sentendo sempre una stilettata d'ansia ogni qualvolta qualcosa mi riportava al pensiero del blog.
Ho riflettuto soprattutto sull'ultima voce dell'elenco sopra.
Da ottobre io cucio praticamente quasi tutti i giorni per diverse ore ed ho sfornato quasi un guardaroba. Spesso le mie amiche mi chiedono di fare delle foto alle cose che faccio, ma, purtroppo, per una come me affetta da pelonelluovismo -neologismo creato da Sara- le mie creazioni mi paiono sempre troppo imperfette, piene di difetti, non all'altezza del nome storico della scuola.
Ora vorrei chiarire un punto, e scrivendone ne approfitto per chiarirlo soprattutto a me stessa. La mia severità per il lavoro, in qualsiasi campo, non è un mero atto di autosvalutazione, io in fondo credo di essere valida, è che le mie aspettative sono sempre troppo alte. Lo sono per lo studio, per la scrittura, per il blog, per i vestiti, per i rapporti (esempio: uno dei miei crucci più grandi è quello della scarsa qualità delle foto che produco per il blog e per i social. Bisognerebbe capire secondo quale astruso motivo dovrebbero essere decenti, considerato che ho una Canon base, che non la so assolutamente usare, che sono decisamente ignorante in materia e che non so usare Photoshop. Ma tant'è).
Nel mio caso questa mania di perfezione è un grande difetto, perché non mi sprona ma mi paralizza.
Rimuginando, ho capito che un esercizio importante per evolvere sarebbe quello di rischiare, mettere il mio operato sulla pubblica piazza, gettarlo in pasto ai giudizi degli altri, ché tanto non saranno mai più feroci dei miei.
Per quanto riguarda il buon nome della scuola, ribaltando le mie paranoie, ho cercato di considerare la faccenda da un altro punti di vista: considerando lucidamente i fatti, e soffocando le mie ingenue velleità da haute couture -zitte sciocche!-, in questi mesi sono cresciuta tanto. Partendo da una base minima -ho una macchina da cucire da tanti anni e ho sempre pasticciato con poca costanza, senza seguire nessuna regola e nessuna tecnica- in questo pugnetto di tempo le mie competenze si sono evolute, le mie conoscenze stratificate e il metodo ha iniziato a strutturarsi, permettendomi di fare cose via via sempre più complicate e precise. In soldoni: chi meglio di me, può essere rappresentativa  di come si lavora alla Scuola di Moda Vezza, e mostrare i risultati e i progressi che si ottengono con il metodo di Rosetta (per chi si fosse perso un passaggio Rosetta è la prozia di Sara, fondatrice e anima della scuola dal 1947)?

Quindi riparto da qui, dalle storie che accompagnano i miei vestiti, dai loro difetti: le loro cuciture storte, gli orli sghimbesci, gli scolli fantasiosi, le maniche asimmetriche, i cinturini diabolici, i resti del filo da imbastire ineludibili.
Un blog esperienziale nel quale i capi creati sono il pretesto per raccontare delle storie.
E poi, naturalmente, ci sarà anche tutto il resto perché essere un ibrido è insito nella mia natura.











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