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BELLEZZA 'SBAGLIATA'



Non abbiamo scelto la formula blog casualmente. Volevamo che questo spazio fosse anche un luogo dove poter parlare della nostra visione dell'universo moda. Un universo estremamente complesso che mette insieme diversi ambiti: il costume, le tendenze, le teorie, la pratica, le testimonianze, il corpo, le paranoie, e molto altro. Spesso quello che traspare dalle riviste patinate, dai blog, dal passaparola, è un mondo asfitticoo, fatto di luoghi comuni e pratiche completamente distaccate dal contesto del reale. Vorremo provare a dare spazio a un terreno composto "dalla stessa ibridità di cui è fatta la moda" (semi cit.). 
Abbiamo scelto di inaugurare questo capitolo con un argomento un po' provocatorio, un articolo che ho scritto un po' di tempo fa, ma che è ancora estremamente attuale. Perché nessuna di noi riesce a confrontarsi con l'ambito moda liberandosi dagli stereotipi. Che le provocazioni siano portatrici di riflessioni, e, soprattutto, azioni.




Mi sono imbattuta in queste immagini durante un mio detour nella rete, e invece di passare oltre, come spesso accade, mi sono fermata, folgorata e incapace di premere la x per chiudere la pagina, nonostante la mia volontà mi dicesse di farlo. Invece, come un'automa, ho continuato a guardare quella ragazza dagli occhi penetranti, dalle pose provocanti, portatrice di una bellezza “sbagliata”. Quello che vedevo mi disturbava profondamente; trovavo la sua immagine imbarazzante, ma, come una fitta intercostale, più cercavo di liberarmi da quella sensazione più faceva male, e mi costringeva a rimanere lì immobile, di fronte a quello sguardo languido ed incline al duello. Paralizzata, mi sono chiesta come osasse quella creatura tracotante, e non solo nel fisico, sfidare l'ordine precostituito delle cose: come poteva indossare abiti che non erano fatti per lei, come poteva rendersi così ridicola con tanta strafottenza, come poteva avere la sfrontatezza di fingersi magra? Sì, perché era questo che impunemente faceva: si immaginava magra e di conseguenza era come se lo fosse. Alla stessa stregua di una corrente artistica d'avanguardia, che spezza tutti gli equilibri preesistenti, lei se ne stava lì, nella pura contemplazione di se stessa, del proprio io, della propria massa, e io, come molti reazionari che assistono al fenomeno dell'avvento del nuovo, subivo quella forza d'urto, chiusa e indignata. Non ho potuto fare a meno di iniziare ad interrogarmi sul motivo del mio fastidio e più ragionavo e più indagavo, più la cortina di nebbie che avevo attorno si diradava lasciandomi di fronte alla brutale verità: il mio atteggiamento verso quelle immagini non era dato dalla repellenza, ma da un profondo senso di dolore e inadeguatezza. Schiava della mia 38 grassa, venivo colpita da quell'esibizione di carni voluttuose e pungenti. La conclusione alle mie riflessioni stava nel fatto che lei era semplicemente libera, e quindi moderna. Lei era il nuovo. 
Ho sempre detestato le iniziative pro-curvy, propinate da scheletriche Sozzani o simili, mi sono sempre parse, a parte l'ipocrisia, che è un punto di vista banale, di un'inutilità aberrante; alla giustificazione di dar spazio a un fenomeno, far credere alle ragazze che si può essere belle anche così, sono contrapposti migliaia di abiti (badate bene, non di corpi) che chiunque porti più di una 44 non può indossare. Curvy sì, lo si giustifica, ma le ragazze curvy devono indossare un abbigliamento adeguato per le curve, che ne minimizzi i difetti, che ne esalti i pregi, che le renda meno ingombranti: alla fine, quelli che possono indossare, sono abiti che diventano una maschera, maschera che serve a mutarle in un riflesso distorto delle magre. Questa ragazza scardina totalmente questo gioco perverso; lei con una brutale consapevolezza del corpo che possiede, va a saccheggiare gli armadi delle "normodotate", sfascia decenni di immagini precostituite, sputa in faccia a chi ha inscatolato corpi, che travalicano i confini stabiliti da un canone, in un contenitore di pregiudizi e luoghi comuni. In un mondo di riviste, schiave della pubblicità, blog, dove trionfano segalitiche fighe di legno oramai incrostate in un grado zero di comunicazione, questa ragazza, (sì, spingo e c'è un po' di provocazione da parte mia), è una sorta di opera d'arte. Un disturbo monolitico. Rompe gli schemi; il suo grido di ribellione è talmente intenso che è impossibile guardarlo e rimanere indifferenti.


E comunque l'augurio più grande che io possa farvi, e che mi posso fare, è quello di amare il vostro corpo come questa ragazza ama il suo. Visitate il suo blog:

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7 commenti:

  1. wuuauu bellissimo manifesto ! io che sono una ragazza che sempre ha lottato contro il sovrappeso, non posso che sentirmi sollevata , contenta e anche soddisfata di vedere che a prescindere del suo sovrappeso questa ragazza è fighissima! e che infatti come dici tu l'atteggiamento suo fa di lei una ragazza "magra".

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    1. La sua sicurezza è sicuramente parte della sua bellezza. Al di là del magro o del grasso.

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  2. ok, poi se evitassimo di chiamare "scheletriche" le persone magre (Sozzani inclusa), taglie 38 e affini sarebbe meglio

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    1. Mi spiace vedere polemizzare sotto questo post per una parola, quando questo è stato scritto volutamente con un tono sopra le righe. L'argomento è l'accettazione del proprio corpo prendendo a modello questa ragazza che ovviamente si accetta benissimo. Che i termini fossero provocatori, del resto, è stato dichiarato più volte nel testo. Tra l'altro è stato scritto in concomitanza con la campagna di Vogue pro-curvy, campagna che se ricordi ha suscitato tantissime polemiche, sotto ogni punto di vista. Se può consolarti all'epoca avevo una 38 scarsa e quindi probabilmente nel termine incriminato "scheletrica", che non era un giudizio, ma una constatazione un po' colorita, mi ci includevo anche io. Non è un post "viva le forme, abbasso le magre" è un post sulla necessità di indossare bene il proprio corpo. Mi spiace se ti sei sentito offeso.

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  3. Ciao e grazie per avermi segnalato questo post. La realtà è che la maggior parte dei blog che seguo sono di blogger plus size (in america non si distingue troppo curvy/plus size) straniere, proprio perché esplorano la moda, proprio come Nadia, e non è che di 'fingano magre', semplicemente si comportano da donne normali, indossano quello che le fa stare bene senza la priorità di snellismi. Come blogger plus size, il disagio è quello di seguire queste persone e poi, però, come italiana, di essere esposta soprattutto a un pubblico italiano (per mia scelta, proprio perché da noi ci sono meno esempi di donne che si vestono per sé e non per gli altri) che spesso mi 'consiglia' cosa mi snellirebbe di più. E se chiedo di non applicare per forza quel parametro mi prendono per una matta aliena in qualche caso haha... Io dico per fortuna che esistono blogger come Nadia.

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  4. Io vorrei spostare ancora un pochino il tiro: non solo vorrei che le persone si amassero, indifferentemente se curvy o scheletriche, perchè non credo sia un problema di taglia il sentirsi bene. Vorrei che le persone cominciassero ad amare se stesse ed a prendersi cura di se. Lo dico perchè ho perso una persona molto cara, che ha scelto di non prendersi cura di se e si è maltrattata fino a far soffocare il cuore. I chili non sono un problema: la mancanza di "amor proprio" SI'.

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